|
Dott.Roberto
Ausilio,Psicologo
La Bionergetica è lo studio
dell’essere umano attraverso i suoi processi psicocorporei ed energetici, e
rappresenta sia una tecnica terapeutica che un approccio complessivo alla
Psicologia e alla promozione della salute. La centralità del corpo in questo
tipo di approccio ha reso possibile comprendere le intime connessione tra
emozioni, storia personale e carattere.
Il carattere comprende sia gli atteggiamenti e i comportamenti tipici di una
persona, che la sua struttura corporea e posturale. L’idea di fondo è che mente
e corpo siano funzionalmente identici e che necessariamente pensieri ed emozioni
abbiano dei corrispettivi fisici in termini di tensioni muscolari nei distretti
corporei.
Quindi il concetto di “struttura caratteriale” si riferisce
all’insieme strutturato delle tensioni del corpo che rappresentano delle difese
al libero fluire delle sensazioni e del movimento. Il concetto di “corazza
caratteriale” è stato elaborato nel suo nucleo centrale da Wilhelm Reich, il
quale ha avuto il merito di aver approfondito le scoperte di Sigmund Freud
rispetto ai processi fisiologici e muscolari del corpo umano. Tutti noi abbiamo
delle difese psico-corporee, ed il carattere rappresenta una sorta di armatura
che ci permette di muoverci nel mondo senza esserne sopraffatti. Ma proprio
come nel caso dell’armatura per il cavaliere, essa è utile e funzionale solo in
battaglia e non può essere indossata in ogni momento, se non a costo di una
grave fatica e inibizione personale. Occorre sottolineare che mente e corpo
comunicano costantemente anche attraverso il canale delle emozioni. E’
facilmente rilevabile l’influsso delle emozioni sulle reazioni fisiologiche.
Basta, ad esempio, immaginare ad occhi chiusi una situazione particolarmente
emotigena, cercando di contattare un’emozione come la paura. Prestiamo
attenzione alla nostra respirazione e ci renderemo conto che molto
probabilmente adesso è molto superficiale e bloccata a livello toracico e
inspiratorio.
Così come le nostre spalle,
rievocando l’emozione della paura, quasi certamente saranno sollevate e i
nostri occhi tenderanno ad aprirsi e sbarrarsi come fossero due fanali. Allo
stesso modo possiamo invitare una persona ad assumere gli atteggiamenti
posturali appena elencati (occhi sbarrati, spalle sollevate e blocco
inspiratorio), per poi chiederle che emozione evoca questa postura. Se è in
contatto con se stessa e il proprio corpo, ci risponderà correttamente, a
dimostrazione che mente e corpo sono così intimamente connessi nella genesi
delle emozioni, da essere funzionalmente identici. In Bioenergetica si
distinguono cinque strutture caratteriali che costituiscono una semplice mappa
per il lavoro terapeutico. Essi sono, così come stati enucleati da Alexander
Lowen: carattere “schizoide”, “orale”, “psicopatico”, “masochista” e “rigido”.
Nella realtà il terapeuta non ha a che fare con un carattere, bensì con una
persona nella sua unicità e irripetibilità. Tuttavia senza mappe è difficile
muoversi. Ecco perché attraverso lo studio approfondito di numerosi casi
clinici, si è tracciato uno schema che permette di delineare gli elementi
ricorrenti più importanti, sia di tipo psicologico che corporeo. Non esistono
nella realtà dei tipi puri che corrispondono perfettamente ad una tipologia
caratteriale, ma ogni persona combina alcuni o tutti i tratti delineati dai
vari caratteri.
E’ fondamentale sottolineare che questo tipo di conoscenza psicocorporea è un
semplice strumento, e come tutti gli strumenti è neutro di per sé: con lo
stesso coltello possiamo affettare il pane da condividere con gli altri o
uccidere un’ altra persona, è il contesto e la volontà che fanno di uno
strumento qualcosa di giusto o di sbagliato. Ogni nosografia è potenzialmente
rischiosa in quanto, semplificando la realtà, può essere utilizzata per “
controllare e punire” , cioè per avvallare dinamiche di potere e sfruttamento.
La Bioenergetica non si ferma affatto alla classificazione delle tipologie
caratteriali, anzi possiamo affermare con serenità che tale teorizzazione è sia
un punto di arrivo, frutto di anni di osservazioni cliniche, che di partenza,
dato che
ogni persona è assolutamente unica ed irripetibile, oltre ad essere in continua
trasformazione dinamica. Questa premessa è doverosa per evitare facili
entusiasmi di comprensione e controllo che potrebbero derivare da un sistema
come questo che si basa anche sull’ osservazione corporea della persona.
Passiamo ora ad esaminare il carattere schizoide, così come è stato descritto
da Lowen. La struttura caratteriale di tipo schizoide ha come caratteristica
principale la tendenza a scindere tra loro alcuni aspetti della personalità. Il
pensiero è dissociato dal sentire: ciò che l’ individuo pensa sembra avere poca
connessione
con ciò che sente o con il suo comportamento. Egli inoltre tende ad isolarsi
dalla realtà e a rompere il contatto con il mondo esterno. Il termine schizoide
definisce una persona con un senso di sé ridotto, un io debole e un contatto
limitato con il corpo e le sue sensazioni. In questa condizione l’ energia del
corpo è trattenuta e non può fluire liberamente dal centro alla periferia del
corpo, cioè agli organi di contatto con il mondo esterno: viso, mani, genitali
e piedi. Le tensioni muscolari croniche alla base del capo, alle spalle, alla
pelvi e alle articolazioni delle anche, impediscono l’ irrorazione e il fluire
dell’ eccitazione dal nucleo alla periferia. Ne risulta una tendenza al
congelarsi della carica interiore e di conseguenza la formazione di impulsi è
debole.
La personalità, nello stato più grave della schizofrenia, è letteralmente
spaccata in due e, dato che la carica è compressa, quando le difese cedono l’
individuo è sommerso da una carica di energia che non riesce a gestire.
Rispetto ad una emozione come la rabbia, la personalità schizoide tenderà a
negarla, anzi a non percepirla del tutto. Essa non entra nella coscienza
ordinaria perché la persona non sente se stessa, il corpo e le proprie
emozioni. Quando però l’ emozione diventa troppo forte e oltrepassa le barriere
e le difese psico-corporee, allora il soggetto può diventare pericoloso per sé
e per gli altri, perché anziché vivere la
propria rabbia ed esserne in contatto rimanendo nella realtà, egli ne è
letteralmente travolto ed è proprio agito dall’ emozione che in quel momento
prende il sopravvento. A livello Bioenergetico il corpo è spaccato in due alla
vita, con il risultato che
manca l’ integrazione tra la parte superiore e quella inferiore del corpo.
Nella maggior parte dei casi il corpo è striminzito e contratto e manca di
vigore e calore. Le principali tensioni sono rintracciabili alla base del
cranio, alle articolazioni delle spalle, delle gambe, della pelvi e soprattutto
intorno al diaframma, il principale muscolo respiratorio. La respirazione sarà
ridotta al
minimo, quasi del tutto assente, con la funzione inconscia di mantenere questo
stato di congelamento del corpo per non sentire le sensazioni e le emozioni che
potrebbero affiorare. Il viso è simile ad una maschera, con occhi privi di
comunicativa ed espressività.
Le braccia sono scariche e sembrano delle appendici, le mani e i piedi sono
freddi e contratti. L’ appoggio della persona è
molto ridotto e il radicamento a terra è quasi del tutto inadeguato. E’ come se
la persona fosse sospesa, a volte dà l’ impressione di essere una piuma al
vento oppure una barca nel mare in tempesta. Allo stesso tempo spesso
riscontriamo
una iperflessibilità delle articolazioni (corpo dinoccolato) e anche il
movimento sarà dissociato come quello di un burattino o una marionetta. Spesso
c’ è una discrepanza marcata tra parte superiore e inferiore del corpo, tanto
che a volte non sembrano appartenere alla stessa persona. Dato che la
respirazione è molto superficiale e ci sono grosse tensioni alla base del
cranio e nel collo, anche la voce sarà fioca, molto sottile e flebile, con
possibili tratti lamentosi. A livello psicologico il soggetto non si sente integrato,
dato che non si identifica con il proprio corpo. Molto spesso il pensare è
dissociato dal sentire: se si chiede loro come stanno, possono rispondere che
SHQVDQR di stare più o meno bene, adducendo delle conferme sempre di tipo
esterno e mai che riguardano un reale e personale sentire il proprio corpo.
Così come il corpo è spezzato, così anche la personalità presenta aspetti
opposti: ad esempio si può trovare un atteggiamento arrogante unito ad uno di
avvilimento, oppure un comportamento accondiscendente da “ bravo bambino” e una
enorme carica distruttrice. La persona ha anche uno scarso senso del Sé ed è
intimamente convinta di essere inadeguata e fragile. A volte questa convinzione
inconscia è compensata da sentimenti fittizi di superiorità, da un sentirsi
unici e speciali. I confini dell’ io, l’ equivalente psicologico della carica
corporea periferica, sono molto
deboli e la persona è vulnerabile e ipersensibile. Ed è questa debolezza che
costringe alla difesa, cioè all’ allontanamento dalle relazioni intime e dai
sentimenti. Una grande parte dell’ energia personale è impiegata per tenere le
difese e i blocchi muscolari e psicologici, tanto che la persona ha una forte
paura di perdere il controllo. Questa paura di perdere il controllo ha una
evidente manifestazione nella paura di impazzire, o nella paura di cadere, ed
impedisce di abbandonarsi anche alle sensazioni piacevoli del corpo e al
piacere in tutte le sue forme, prima tra tutte il piacere sessuale.
A
livello storico ed eziologico riscontriamo spesso nella prima infanzia un
rifiuto da parte della madre, vissuto dalla persona come una minaccia alla
propria esistenza. Tale rifiuto, coperto o manifesto, crea la paura che
qualunque gesto di prendere e qualunque richiesta potrebbe portare all’ annullamento.
In effetti in questa struttura caratteriale è messo in discussione il primo
diritto basilare della vita, che è quello di esistere, cioè essere al mondo
come organismo individuale.Questo diritto si afferma nei primi mesi di vita e
se si stabilisce in maniera precaria, si crea una predisposizione alla
struttura schizoide. Mancano infatti nell’ infanzia forti sentimenti positivi o
di gioia, ed è tipico in questa fase anche un comportamento privo di emotività,
di ritiro dal
mondo, con occasionali esplosioni di rabbia (comportamento autistico). Questo
tipo di storia non lascia scelta al bambino: l’ unica cosa che può fare per
sopravvivere è dissociarsi dalla realtà con una intensa vita fantastica, e
dissociarsi dal proprio corpo sviluppando intelligenza astratta. Dato che i
sentimenti dominanti erano il terrore e la furia omicida, la persona negli anni
ha
eretto un muro che esclude tutti i sentimenti. Sarà molto difficile, se non
impossibile in alcuni casi, avere delle relazioni sentimentali gratificanti,
dato che la paura sottostante è quella di essere annientati e distrutti dall’
altro, e c’ è una reale difficoltà a lasciarsi andare, essere vulnerabili ed
esporsi all’ amore.
In un percorso terapeutico di tipo psico-corporeo tenderemo a mettere in luce i
collegamenti tra pensieri, emozioni, processi corporei e corazza caratteriale.
Cercheremo di accrescere la possibilità di sentire il corpo, codificarne i
messaggi ed imparare ad esprimerli verbalmente. In altre parole faremo un vero
e proprio lavoro di integrazione tra aspetti scissi della personalità, con il
fine ultimo dell’ integrazione e dell’ unità psico-fisica. Lavoreremo sul
grounding, cioè il radicamento a terra e la presa di coscienza della realtà,
per arrivare ad una maggiore fiducia in se stessi. Amplieremo la respirazione
per “ scongelare”
il corpo e le sensazioni bloccate. A livello emotivo cercheremo di sbloccare la
rabbia e la tristezza sottostanti la corazza caratteriale, anche in questo caso
per favorire l’ elaborazione psicologica e l’ integrazione con gli altri
aspetti della personalità.
E infine, obiettivo fondamentale e trasversale, aiuteremo la persona a
raggiungere una maggiore consapevolezza di se stessa, in modo da essere
autonoma e sempre in contatto con le proprie sensazioni ed emozioni, e
soprattutto in grado di provare gioia, piacere e amore.
Articolo estratto dal sito: www.psiconline.it
|